4 Luglio 2025

Lo yoga che ti rende sensibile

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Si sente spesso parlare della disciplina dello yoga come un’attività che ci coinvolge profondamente e che supera i confini del corpo fisico

In questo articolo vorrei indagare insieme a voi in che modo:

  1. L’introspezione: nelle precedenti riflessioni del blog ho cercato di mettere a fuoco un punto essenziale della pratica che potrebbe essere riassunto come facoltà della coscienza di osservare se stessa. Tutto quello che attraversa il nostro vissuto viene in parte filtrato dalla mente individuale. Con questo voglio dire che non è l’esperienza che viviamo, qualsiasi essa sia, che fa di noi degli esseri consapevoli, c’è sempre un pezzo di realtà che siamo spinti ad escludere, perché raramente siamo fuori dal dualismo avversione/attaccamento. Tuttavia le posture che impegnano, il respiro che diventa profondo e radicale tramite l’impiego dei bandha creano una dimensione spazio/temporale diversa da quella abituale in cui siamo immersi. Questo apparente intervallo dell’esistenza e silenzio è la chiave della pratica yoga. Le fondamenta del dharma o anche COSCIENZA UNIVERSALE.
  2. Scoprire il Sé: di fatto noi ci inganniamo quando pensiamo che tutto inizi e finisca nella nostra soggettività. Pensiamo ad esempio al sangue che scorre nelle nostre vene, o al respiro che tramite l’ossigeno nutre le nostre cellule, attività vitali che avvengono automaticamente. Questo significa che c’è una forza potente e radicale a cui l’esistenza stessa è affidata che supera il nostro intervento. Ma cosa è realmente questo dinamismo intrinseco se non la natura così come essa è, al di là della storia e del sapere umano? Nel campo dello spirito si parla di fede senza oggetto, se non di un Dio supremo, nello zen si usa il termine mushotoku  che tradotto significa: senza scopo ne spirito di profitto. Questo significa che la nostra pratica di yoga e meditazione deve necessariamente essere fondata sull’individuazione di tutti i limiti della mente personale.
  3. Essere in pace: Come posso io essere in pace come stesso e con il prossimo se non sono stato in grado di abbracciare con tutte le mie risorse questa verità che di fatto smaschera una volta per tutte la mia illusoria visione del mondo? Non basta credere in se stessi, non è sufficiente osservare i propri limiti, ma si deve essere in grado di volare alto, molto in alto…
  4. Il nirvana è reale: Di cosa sono fatte le nostre giornate se non di un continuo dialogo con il nostro io che entra in contatto con la realtà che sta vivendo? Esiste, diversamente, un modo di vivere in cui il soggetto non è più determinato dalla casualità degli eventi? Certamente si, e questo si chiama samadhi assoluto o anche nirvana. L’intera storia biologica dell’uomo somiglia ad un lampo impercettibile se paragonata a quella del pianeta terra. Se poi la paragoniamo all’ evoluzione dell’universo materiale nello spazio e nel tempo infinito non possiamo che perderci. Ma cosa è che rende così speciale questo nostro stare al mondo? Di fatto dobbiamo essere in grado di percepire con tutte le nostre facoltà che possiamo essere liberi; da ogni condizionamento. Praticando yoga e meditazione con scrupolo e coscienziosamente impegnandoci al massimo per comprendere chi siamo giungeremo a questo. Fine del dialogo interiore, uso la mente o la coscienza individuale come uno strumento che mi consente di relazionarmi con la società ed ottenere anche scopi concreti ma non sono io quello; o meglio lo sono da un punto di vista esclusivamente strumentale, necessario solo per alcuni bisogni essenziali. Per il resto taccio, assecondo, più verosimilmente scorro nel flusso…
  5. Diventare perfezione: Chi è dunque un illuminato se non colui che è divenuto in modo imparziale questo stesso eterno ed incommensurabile scorrere? Male e bene non lo sfiorano nemmeno, tutto è luce, comprensione, ed oblio…

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