La disciplina dello yoga ha origini antichissime, dal punta di vista storico più di 5000 anni fa nella Valle dell’Indo, mentre le prime menzioni scritte si rifanno ai Veda, testi sacri.
Tuttavia raramente si è compreso e discusso su quale fosse stato l’impulso che spinse gli uomini di quel tempo ad inoltrarsi nella pratica.
Oriente versus occidente, punti in comune della ricerca spirituale
La nostra cultura religiosa e spirituale ha radici nel cristianesimo, nella figura storica del Cristo, e nei santi, predicatori ed eremiti, San Francesco è il più famoso.
In india si può affermare che i rishi erano coloro che giungevano ad un alto livello di saggezza, attraverso esperienze mistiche e meditative, spesso compiute in completa solitudine ed isolamento nella natura.
In Italia tante sono le tracce e testimonianze di coloro, soprattutto nel medioevo, periodo di forte contrasto e tensione tra luce e tenebre, che cercavano se stessi, l’unione con Dio in eremi e grotte sperdute e selvagge.
Per la cultura indiana, Dio, tradotto come Brahaman, non è una singola entità personificata, ma una realtà suprema ed impersonale che permea l’universo: l’essenza da cui tutto proviene e ritorna…
Però c’è un solo modo di cercare la verità nel proprio cuore.
Lo affermo perché l’uomo è uno, anche se a volte ci sono evidenti differenze di contesto, di appartenenza culturale nonché sociale.
Nella stessa figura del Buddha, ad esempio, c’è lo stesso potente anelito verso l’assoluto, oltre che l’impressionante tensione per la ricerca della verità ultima.
L’illuminazione può essere ottenuta in due modi sostanziali anche secondo lo stesso mitico filoso indiano Patanjali:
Tramite l’assorbimento dell’essere nel divino, e attraverso la meditazione.
Uno non esclude l’altro ma lo contempla, potremmo affermare noi contemporanei, ricercatori del vero.
Cosa accade alla nostra coscienza quando meditiamo e facciamo yoga?
I pensieri personali, restano sullo sfondo, e ci si incammina, tappa dopo tappa, verso la realtà del momento presente.
Lì dove si comprende che il passato e il futuro altro non sono che inconsistenti chimere, fantasmi, illusioni, maya nel buddismo.
Potremmo tranquillamente dedurre che non c’è né spazio né temporalità per la coscienza di un risvegliato:
Solo beatitudine assoluta!
Muove dunque da questo l’impulso che spinse i primi yogi, asceti ed anacoreti a dedicarsi a questa attività:
Sconfiggere la sofferenza e il dolore umano!
Che affonda il proprio sostrato nella nostra incapacità di rimanere solitari e silenziosi con noi stessi.
Cos’altro sono i pensieri individuali ossessivamente rivolti al passato o al futuro, una volta compiute le azioni necessarie per affrontarli, se non la nostra inadeguatezza nel guardare dentro noi stessi, sino a comprendere che l’esistenza e la realtà sfumano una nell’altra senza attrito?
Che il problema siamo noi e non quello che accade, anche quando ne siamo spaventati. Innanzi a noi si sviluppa dinamicamente e sempre amore, comprensione per tutto se sappiamo trarre da parte l’ego.
Quindi per tornare al nostro argomento centrale, lo yoga quando praticato assiduamente con serietà e la giusta motivazione può salvare l’umanità.
E’ un dovere, un compito, una volta intuito che è diretto alla conoscenza ultima. Non solo verso noi stessi, ma un vero e proprio atto di responsabilità verso il mondo, finché apparteniamo ad una comunità.
Ed è soprattutto a causa di questo che oggi è divenuto sempre più necessario, praticato e diffuso, ovviamente in tutte le sue evidenti e a volte meno meritorie declinazioni pubbliche…