In questo articolo cercherò di riflettere su come una pratica di yoga costante e bilanciata crei un particolare condizione della coscienza espansa che ci trasforma di fatto in esseri di luce.
1) Cosa è la realtà
Spesso, in questi ultimi tempi, si sente parlare di campo della coscienza; il cui significato può essere tradotto come quell’insieme di esperienze, sensazioni, pensieri attraverso cui un individuo è consapevole di se stesso in un dato momento.
La fisica contemporanea, che ultimamente con rinnovato vigore si è interrogata sul significato della realtà da un punto di vista scientifico, si è dovuta arrendere ad una visione, se vogliamo più metafisica o anche spirituale, poiché ha dovuto riconoscere che senza la mente umana parlare di qualcosa di inconfutabilmente esistente al di là di noi non ha alcun senso.
In un lontano passato, proprio agli albori dell’umanità, dove le esperienze dei nostri progenitori erano sempre intessute di misticismo, l’uomo non vedeva se stesso separato dall’ambiente, ma era certo di farne parte in modo indiviso, come tutte le creature e lo stesso mondo vegetale, che lo nutrivano.
Tuttavia, ad un certo punto della storia dell’umanità, si verifica una scissione, la coscienza individuale prende consapevolezza, in un modo che definirei anche tragico, della propria finitezza, enfatizzando a tal punto quel senso di separazione dal resto che di fatto ci trasforma in esseri fragili, continuamente bisognosi di sicurezza e di sostegno.
2) Il timore della morte
Nella mentalità primitiva, come si evince nel bellissimo e celebre libro del famoso antropologo Levy Bruhl: “Sovrannaturale e natura nella mentalità primitiva” la magia e le forze oscure che governano l’universo sono saldamente intrecciate con il vero e la quotidiana realtà manifesta.
In questi popoli, ancora oggi esistenti nelle zone più remote e più ricche di biodiversità del pianeta, permane e si rinnova attimo per attimo una fede completa nella presenza di forze invisibili. Nella certezza, da parte loro, che siano proprio queste a determinare la fortuna o le avversità che incontrano nelle loro vite.
Per questo gli antichi rituali magici e propiziatori hanno così importanza, e quel senso di sacro che debbo dire francamente a noi tutti manca.
La nostra presunzione di uomini contemporanei, che solo apparentemente controllano le sorti del pianeta terra, ha radicato in ogni indiduo quello scetticismo che ci rende ciechi, freddi e sterili di fronte alle stesse meraviglie del creato, perché troppo presi dal rincorrere le nostre futili ed illusorie chimere di realizzazione sociale e materiale.
Ecco perché innanzi ad un fenomeno del tutto naturale come la morte tremiamo; siamo sopraffatti dal timore di perdere tutto ciò che reputiamo importante per noi stessi ma che di fatto non vale nulla perché irreale.
3) Chi sono?
Per uscire da questa visione distorta e certamente dolorosa, dobbiamo essere capaci di sentire che siamo completamente integrati con il mondo degli elementi naturali, tornare indietro verso quella non conoscenza dei fenomeni dal punto di vista dell’utilizzo strumentale, perché solo l’amore incondizionato ci può trasformare.
-Io sono il fiore profumato, la montagna al tramonto, e gli scogli battuti dalle onde dell’oceano.-
Qualcuno di voi ha mai sperimentato questa sensazione? Facendolo si comprende radicalmente che non esiste gioia e soddisfazione maggiore!
4) Samadhi
Nella pratica yoga evoluta si arriva a sperimentare questo tipo di unione, addirittura di superarla divenendo noi stessi e per così dire esseri emittenti luce propria.
Ma quanti praticanti oggi conoscono questa esperienza fondamentale che ci rende illuminati?
Inoltrandoci nel concetto di rincarnazione e vite precedenti proprio alla filosofia indiana, capiamo che ogni uomo, nel corso della propria vita, compie tappe intermedie, dove abbandonando avversione ed attaccamento, rinascita, dopo rinascita, si affranca dal dolore e la sofferenza, libera il karma negativo ereditato e compiuto tramite azioni e comportamenti personali sino a divenire egli stesso un essere divino.
Pensate che ciò sia una cosa così impossibile e così lontana da ognuno di noi!
Allora non avete capito nulla della vostra stessa esistenza!
5) Conclusioni
Nello zen si afferma spesso che non c’è nulla di straordinario nell’illuminazione, tuttavia io stesso più volte durante le sessioni di meditazione oppure nel mio condurmi quotidiano, ho avuto delle esperienze di samadhi, che tradotto può voler anche dire librarsi oltre i limiti della nostra coscienza limitata per abbracciare la totalità delle cose. E questa sicuramente è qualcosa di portentoso quando accade.
Tuttavia ha un limite temporale anche la più sconvolgente delle estasi, quindi la mia conclusione è che sino ad ora ho fatto esperienza per forza di cose con qualcosa di transitorio.
Probabilmente ci si sveglia alla realtà ultima come ogni mattina ognuno di noi si sveglia dal suo sonno ordinario. Anche se una volta per tutte.
A quel punto non è più come prima; quel mondo all’apparenza normale, a cui allude lo zen, è solo un ricordo abbastanza via via sbiadito nel tempo. Perché finalmente siamo atterrati, in modo sorprendente alla conoscenza, oltre ogni categoria del pensiero razionale.
Insomma quella “Vetta degli Dei”, per cui abbiamo attraversato, con tutte le nostre risorse fisiche migliaia di vite nella paura e nel dolore era dietro casa!