28 Dicembre 2025

La conquista del Sé nella pratica Yoga

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La conquista del Sé nella pratica dello Yoga

In questo approfondimento ti svelerò in sintesi dove può condurti lo yoga, affinché tu possa ritrovare te stesso e se lo desideri realizzare la tua natura di essere illuminato.

     Dentro l’impermanenza dei fenomeni

Tutti noi siamo calati in una realtà convenzionale da una parte costituita dal vero, dunque i fatti, ed invece le illusioni, le idee che erroneamente ne ricaviamo.

Ma se un giorno, improvvisamente scoprissimo che realtà non è affatto questo ma qualcosa di infinito e non descrivibile tramite le categorie limitate del pensiero che distingue?

E che ciò che accade in effetti fosse un unico flusso coeso di percezioni ed eventi fuori dal tempo e dallo spazio fisico dello stesso soggetto?

     Il samadhi

Nello yoga si usa questo termine per indicare la fusione del soggetto con l’oggetto riflesso dalla mente, il Sé; un’unità assoluta di consapevolezza, ottenibile tramite la pratica e soprattutto la meditazione.

Questo nel senso descrittivo proprio al linguaggio, ma io vi chiedo: quanti tra di voi lo hanno sperimentato veramente?

Eppure altro non è che ciò che siamo a ben vedere. Più volte è stato detto: nasciamo già illuminati!

Tuttavia, sviluppando la nostra personalità, tramite la discriminazione, l’attaccamento o l’avversione, perdiamo di vista la nostra natura, esponendo noi stessi alla sofferenza. Generata, appunto, dalla continua attività illusoria dell’ego. Questo accade essendo esso stesso una maschera, che non ha alcuna facoltà di osservarsi se non attribuendo significati all’esistenza.

Tuttavia, sul pianeta terra, gli abbiamo assegnato tale importanza da considerarlo norma, anche se la qualità della nostra vita e delle relazioni che intratteniamo non sono certo un esempio positivo.

     I limiti della coscienza

Non voglio dire che chi ha avuto esperienza del Sé in età adulta sia una persona straordinaria, credo che invece abbia attraversato dei momenti molto duri, per certi versi al limite, situazioni dove dolore e sofferenza personale incalzano al punto da esserne completamente annientati. Il vero problema, nasce da come la cultura e il mondo sociale organizzato accolgono un essere sensibile che viene al mondo; perché se è vero che nasciamo illuminati, è altrettanto vero che ogni tipo di rapporto che intratteniamo nei vari contesti in cui siamo calati spesso ci allontana da noi stessi.

Purtroppo non esistono istituzioni che difendano la nostra integrità spirituale, se si eccettuano templi dove si pratica meditazione e ricerca interiore. Comunque anche in questi ambiti capitano evidenti errori…

La storia umana, riassumendo, dunque, è segnata dal prevalere della coscienza personale, in cui sembrano ruotare tutti i nostri interessi e motivazioni, ma essa inevitabilmente ci allontana dalla verità, dalla salute mentale e dal benessere fisico, condizioni naturali quando apparteniamo completamente al Sé.

Una volta compreso che l’ego stesso insieme alla coscienza abbia ben poco a vedere, con la realtà ultima a cui dovremmo tendere con tutte le nostre forze, la mia domanda è la seguente: l’umanità è forse finalmente matura per capire i limiti di questo condursi?

     Un incontro inaspettato

Per chiarezza vorrei che fosse ben chiaro che il Sé è qualcosa di sempre presente nelle nostre vite, anche quando facciamo di tutto per non incontrarlo direttamente.

Per comprendere come esso agisca dobbiamo immaginarlo come la forza che muove ogni fenomeno, anche quando sembra non siamo direttamente implicati.

A volte, centrati con noi stessi, durante la ricerca interiore abbiamo l’impressione di andare nella sua direzione, altre volte sembra che ce ne allontaniamo, ma solo in apparenza.

E’ per questo motivo che l’illuminazione non è afferrabile dalla mente umana; si pone al di là di essa in quanto non contempla nulla al di fuori di se stessa immersa nel Sé: ecco che improvvisamente accade!

Questo non significa che avvenga per caso, è necessario comunque uno sforzo ed un impegno estremo per smantellare le identificazioni e la sofferenza. Ma resta una via di non ritorno una volta ottenuta. Pur appartenendo ancora al mondo dei fenomeni non ne siamo più condizionati. Per questo nello yoga si usa il termine moksha, salvezza, liberazione dal ciclo di morte e rinascita, che nella cultura indiana viene visto come samsara, inferno.

Cessazione del soggetto e dell’oggetto riflesso, finalmente ed estaticamente, come alle origini, tutto si compie liberamente.

Queste considerazioni appaiono astratte, ma è sempre un bene indagare dentro la natura umana per scoprire che tutto quello che ci sembra vero poggia sul nulla.

Quello che resta dopo aver compreso è solo pace interiore, ed amore incondizionato, corrispondenza diretta con ciò che è ed accade senza implicazioni personali, insomma quella libertà paradisiaca definita nel buddismo nirvana.

     Aspetti pratici che modificano l’esistenza

Per tornare al concreto e senza voler peccare di presunzione, io credo che la società attuale sia pronta per accogliere in modo ampio, diffuso e favorevole alla crescita personale di ogni individuo, attraverso organizzazioni istituite che abbiano come scopo questo, la ricerca e l’istruzione del vero Sé.

Non è così importante voler raggiungere l’illuminazione ma piuttosto mettersi in cammino verso la comprensione di tutti gli aspetti pericolosi, e nefasti per lo sviluppo, dell’ego inconsapevole.

Gli strumenti sono la meditazione, lo yoga, l’auto-osservazione, e l’auto-analisi non giudicante.

Se scopro, anche molto parzialmente, che io e la realtà siamo saldamente intrecciati in un unico flusso continuo comincerò a prestare più attenzione alla percezione e questo a sua volta mi condurrà a riflettere con consapevolezza su ogni mio pensiero ed atto, sino al punto di dover modificare gran parte del mio essere a favore di un essenza autentica ed inalienabile.

Yoga/Trekking: incontro con le origini della pratica

Yoga e Benessere in Natura nel Parco Nazionale del Gran Sasso

 

 

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