-Per tutti coloro che cercano la via
Vi prego non perdete il momento presente!-
Maestro Sekito, San Do Kay, VIII sec.
Più volte in questa pagina dedicata a gli articoli di approfondimento sulla pratica dello yoga ho toccato il tema dell’illuminazione, e della via di consapevolezza spirituale ad essa connessa.
In questo blog vorrei definire meglio, e spero una volta per tutte, cosa intendo per completa realizzazione interiore.
Dokan
Con questo termine, nella tradizione zen, si vuole intendere quella continuità circolare che non distingue l’ascesi spirituale dagli ordinari gesti quotidiani. E’ circolare perché non ha una fine né un inizio determinato.
Ben inteso quando si procede nella via di consapevolezza spirituale.
Più volte, durante le varie fasi della mia ricerca interiore, ho sentito quel senso di equilibrio, o quella sensazione significativa di procedere armonicamente nel giusto conducendomi nel quotidiano. Ma altrettante volte mi è capitato di perderlo. Ritornando all’incertezza o ai problemi.
Oggi è uno di quei giorni in cui mi sento centrato. Per questo motivo ho deciso di scrivere, in questo preciso momento, all’imbrunire, in compagnia del canto dell’usignolo sotto casa, e dei bimbi che si rincorrono giocando in lontananza…
Chi sono?
Lo scopo della pratica yoga dovrebbe far luce o perlomeno chiarezza sul nostro vero Sé; insomma dovrebbe portarci a capire la nostra anima ed indurci ad abbandonare, una volta compresi, quei fantasmi dolorosi che più volte ci pungolano durante il sonno. Come a prendersi finalmente una rivincita per i nostri ripetuti errori.
Non possiamo con certezza affermare chi siamo, perché restiamo esseri in costante cammino. Ma possiamo tuttavia sentire, anche con i sensi, la luce della verità che dolcemente e con premura accarezza i nostri passi.
Tutto allora diviene unità. Non ha più alcun senso distinguere…
E ci si muove leggeri. Senza bisogno di quel falso conforto sempre ricercato, o inutili, imponderabili certezze…
Lo zen
Quando Sekito, in Cina e nel medioevo, scriveva il suo poema non poteva certo sapere della mia esistenza, né che lo avrei citato più di milleduecento anni dopo. Tuttavia scrivendo il titolo di questo testo, che letteralmente significa: -L’essenza e i fenomeni si compenetrano- sentiva l’urgenza del suo compito.
Perché teneva in pugno la verità trascendente, ed insieme la realtà evidente…
Ciò significa che è arbitrario distinguere Dio dalle nostre limitate emozioni, o esso dai fatti o accadimenti contingenti alla nostra esistenza a cui non diamo importanza.
Il micro-cosmo entra nel macro-cosmo e viceversa.
Tutto è azione, continuità senso infinito…