1 Marzo 2025

Glossario

La meditazione non è solo una pratica, ma un viaggio verso la comprensione profonda di sé stessi e della realtà. In questo articolo esploriamo quattro concetti chiave della filosofia orientale: Samadhi, Dharma, Karma e Nirvana.
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Samadhi

Spesso si sente parlare di questo termine che può essere tradotto come concentrazione, ma anche completo assorbimento dell’essere in se stesso. Quello che si sperimenta nei primi tempi, soprattutto
grazie al focus sulla respirazione diaframmatica e nel padroneggiare espirazione ed ispirazione, è un espansione della coscienza. I pensieri non verranno certamente arrestati, tranne che per pochi attimi, ma tramite la costanza si otterrà un pathos e coinvolgimento più intenso nelle esperienze che facciamo, incontrando in seguito la realtà. Penso che sia questa la vera molla per procedere, considerando le difficoltà nel mantenere la postura seduta a lungo o il continuo vagare della mente.
Io credo che per noi occidentali, inclini alla distrazione, e al raggiungimento dei risultati, sia veramente importante una seria pratica di yoga di almeno sei mesi, altrimenti sarà difficile meditare.
L’espirazione potente, che non esiterei a definire radicale perché spinta al suo limite, è essenziale per sbloccare un certo di tipo di controllo nervoso; così facendo, la tendenza del principiante a mantenere una tensione inconscia su questo muscolo svanirà. Allora scopriremo un flusso energetico nuovo, inesplorato, in costante movimento, come l’universo stesso, un grande senso di libertà comincerà a farsi strada al posto dei tanti condizionamenti.
E’ essenziale un buon cuscino, avere le prime vertebre lombari concave o almeno dritte su questo, tirando i glutei indietro, le gambe se non proprio le ginocchia, sul tappetto, su coperta arrotolata o ancora meglio sul sotto-cuscino; la colonna deve essere perfettamente tesa verso lo zenith e il mento a questo scopo leggermente rientrato. Gli occhi chiusi. Le spalle andranno rilassate ed i palmi delle mani vano uno sotto l’altro, con i pollici che si toccano dritti tra loro e i mignoli, con le altre dita chiuse, appena sotto l’ombelico. Come nello Zazen.

Dharma

Questo termine è piuttosto difficile da comprendere nel suo significato, specie ad un principiante, la prima differenza che notiamo rispetto alla nostra lingua è che in oriente molti termini hanno più implicazioni. In questo caso direi che per facilitare la comprensione ci stiamo riferendo a qualcosa che vuole enunciare la legge stessa che accomuna tutti i fenomeni, compresi noi stessi come individui. Detto per inciso: è giusta nel senso che sicuramente benefica e positiva, intrinsecamente legata all’evoluzione.
Tutti i nostri conflitti hanno origine nel dualismo; nella contrapposizione che opera l’ego personale rispetto a ciò che desideriamo e ciò che diversamente incontriamo nel mondo. Anche se l’esperienza del bene e del male come i trefoli di una corda sono saldamente intrecciate tra loro, cioè una non esclude l’altra a ben vedere…
Meditare significa uscire dunque dalle contrapposizioni e scoprire che il nostro essere più vero è situato al di là di queste, connesso con una totalità che per sua natura resta sempre affermativa di un valore positivo e dinamico. Ma dobbiamo fare esperienza della transitorietà dei fenomeni, ed avere sempre maggiore confidenza con il nulla.
-I fenomeni sono il vuoto e il vuoto sono i fenomeni!- recita un noto canto Zen.

Karma

Anche questo termine, ormai diventato di uso comune, difficilmente viene inquadrato nella sue effettive implicazioni. Pure se si parla di legge di causa ed effetto, chi può dire di comprendere concretamente come influenza la nostra vita? E’ difatti riduttivo pensare che se facciamo del bene eviteremo di incontrare il male; le origini, le cause, radici ed l’influenza sui fatti che viviamo sono talmente insondabili! Sono intrecciati con la materia e l’energia allo stato puro, dunque al di là
dell’esistenza stessa del soggetto…
In concreto, solo attraverso una pratica meditativa ben consolidata ad un certo punto si otterrà quel salto quantico in cui l’essere, inaspettatamente si porrà altrove. Quello che al momento risulterà più  apprezzabile è il progressivo senso di libertà che il meditante sperimenterà; sia durante la sua sessione che nel quotidiano, perché i pensieri, e quello che sentiamo, diventeranno relativi nel tempo. Così, ad un certo punto, cominceremo a comprendere noi stessi, gli effetti delle nostre azioni, tramite un approccio intuitivo, oserei dire magico, che a ben vedere non dettato dalla coscienza che giudica e discrimina.

Nirvana

Questa è l’esperienza dell’oltre, al di là della mente stessa, di tutto ciò che si può comprendere tramite questa, sicuramente piacevole e senza fine. L’essere stesso è divenuto estasi vitale, uno stato meraviglioso che supera ogni descrizione: la vittoria dell’individuo sull’estinzione.

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