Nella tradizione zen, il Kensho è spesso descritto in termini troppo generici, anche se certamente si tratta di un risveglio dalle illusioni dell’ego. E’ un’esperienza di vivida presenza che emerge quando la coscienza è sgombra da ogni condizionamento, definita samadhi assoluto dalla comunità di monaci dediti allo zazen.
Il Cammino Verso il Samadhi
Il Kensho dunque è un passo verso il samadhi dell’illuminazione, ma rimane una tappa intermedia in questo percorso. Esistono diversi stadi di approfondimento all’interno dello stesso Kensho che ci conducono a sentirci radicalmente parte del tutto.
L’Accesso al Sentimento Cosmico
Potremmo anche affermare che più la pratica ci spinge oltre i limiti del conosciuto e del vissuto, maggiore sarà l’accesso a quel sentimento cosmico che permea la realtà. È sorprendente che nessun filosofo, tranne yogi e monaci spiritualmente elevati, abbia esplorato questa dimensione dell’esistenza.
Il Kensho come Esperienza Mistica
Il Kensho viene spesso visto come un sentire mistico, un abbraccio del tutto, un’immersione nella bellezza del creato. Questo può accadere anche in situazioni quotidiane, come attraversare una via affollata, se siamo totalmente connessi al nostro centro emotivo.
La Pratica del Kensho
Il Kensho dipende dal consolidamento della pratica, dalla postura corretta durante la meditazione e dall’esercizio del diaframma, che non solo controlla la respirazione ma anche il cervello. La consapevolezza della nostra presenza e caducità è essenziale per superare le contraddizioni apparenti.
Conclusione
Per ritrovarsi bisogna aver la forza e il coraggio di perdersi…