13 Dicembre 2025

Lo Yoga percorso di vita

Blog / Lo Yoga percorso di vita

Mi chiamo Ariele e ho cominciato ad interessarmi allo Yoga e alla meditazione Zazen più di trent’anni fa, a metà degli studi universitari.

Allora a Roma, Bologna e Parigi, città in cui vivevo e frequentavo con la mia cerchia di amici, ci si appassionava a queste discipline non tanto per i loro benefici mentali e fisici, ma perché si era alla ricerca di una risposta più definita ed autorevole che chiarisse il vero significato dell’esistenza. Difatti, durante ed in seguito alla laurea in lettere e filosofia con specializzazione in arte ed estetica, eravamo arrivati alla comprensione dei limiti del pensiero e della logica occidentale, che strutturava ancora la conoscenza in categorie fredde ed astratte, svilendo l’importante esperienza diretta del soggetto, la sua conseguente facoltà di autodeterminarsi per comprendere il mondo, senza cadere nel misticismo o nell’esoterismo dogmatico.

Questa visione, chiusa e settoriale, che ha cancellato valori come l’autonomia del pensiero critico, ha generato una completa omologazione al sistema da parte delle masse, anche tramite il dilagare delle pseudo-scienze, e ha condotto l’uomo contemporaneo, che ha smesso di interrogarsi personalmente per cercare valori condivisibili, nel baratro di un egoismo cieco, tragicamente doloroso poiché vissuto in completo isolamento emotivo.

Quello che diversamente si comprende se ci si addentra in queste pratiche con una “approccio libero dal voler ottenere qualcosa” è che sono il punto di congiunzione perfetto tra l’esperienza terrena e la totalità. Ci rendono stabilmente felici proprio perché il pensiero e la coscienza che riflette su se stessa, frutto di tutti i condizionamenti culturali e mentali in cui siamo calati, viene, per così dire immobilizzato, e scopriamo genuinamente di essere in armonica condivisione con il creato, insomma con tutto ciò che ci circonda, problemi compresi…

Per questo, potremmo parlare di religioni “laiche”, il cui valore di salvezza per l’uomo che scopre i propri limiti, e si mette in ricerca della verità resta inalienabile, al di là del tempo e del contesto storico.

Dunque i miei primi passi nelle discipline orientali e in particolare nello zen iniziarono a Parigi verso il finire degli anni ottanta, durante un corso di lingua e cultura francese alla Sorbonne. Periodo abbastanza inquieto, a tratti doloroso dove a mia insaputa ero alla ricerca di luce.

Caso volle che proprio nella mia classe ci fosse un vero illuminato, un genio naturale di consapevolezza, non come quelli che si vedono oggi sul web, ma un vero maestro di vita ed un fratello, il cui insegnamento è tuttora vivo nel mio cuore: Atsushi Kubo!

Allora aveva solo qualche anno più di me e dopo essere stato istruito in un tempio tradizionale aveva deciso di cambiare vita, lasciando il Giappone, stabilendosi per un periodo in Europa.

Terminata l’università, dopo aver trascorso un periodo di tempo lavorando nell’arte contemporanea recensendo qualche mostra e scrivendo articoli divulgativi per un azienda di settore, mi sentivo abbastanza insoddisfatto, a volte frustrato dal punto di vista espressivo; covavo un forte desiderio di essere me stesso, di far convergere gli studi e le tante ore passate con passione sui libri alla ricerca di una via personale di consapevolezza, in esperienze e valori condivisibili. Anche volevo frequentare assiduamente la natura, unico posto dove mi sentissi veramente a casa. Così decisi di mettermi a scrivere per conto mio; e le poesie iniziali, le sceneggiature per il cinema e teatro che nella maggior parte dei casi non vennero mai realizzate, divennero, ben più profondamente, racconti narrati di matrice più o meno autobiografica.

Pure l’incontro con lo yoga ebbe un carattere del tutto casuale e naturale; semplicemente a Roma mi innamorai di una donna che lo insegnava: Giovanna Colombini e andai a vivere da lei.

Si trattava di una pratica di vinyasa spinto, allora l’ashtanga non era per niente popolare ed in India c’erano tanti maestri ed ashram di alto livello, che educavano insegnanti europei con la loro antica e perfetta sapienza del corpo. Sempre tramite una routine di sequenze continue, esercizi originali, duri ed atletici. Uno di questi che li apprese per diffonderli fu appunto l’ottimo Maestro Betto, che Giovanna frequentava, che in questa città si occupava anche della preparazione degli atleti olimpici.

Quel periodo mi ammalai, mi sentivo debole, perdevo peso, spesso avevo capogiri; feci diversi esami e consultai diversi medici ma non ne venivo a capo. Tuttavia praticando yoga e meditazione tutti i giorni, frequentando la natura il più possibile, ed anche immergendomi con tutte le mie risorse nello studio di testi indiani più tradizionali, i Veda in particolare, cercavo ancora una volta e a modo mio una soluzione.

Fondamentale per comprendere la completa corrispondenza tra stato emotivo, psiche vista nel suo insieme, e condizione patologica del corpo, fu la frequentazione del centro di medicina integrata diretto a Roma dall’ottimo dott. Giovanni Marotta, un omeopata con cui divenni presto amico. Egli mi fece riflettere con evidente chiarezza su quegli intrecci sottili e direi anche magici, ma non meno importanti e proficui per la salute nell’insieme, che sottendono ogni aspetto della vita biologica, sospesa in perenne equilibrio tra bene e male, tra disturbi e guarigione, tra buio ed anelito spirituale alla luce. Insomma, invece che curarmi con farmaci che non producevano risultati, cominciai, anche grazie ad una assidua pratica di yoga e meditazione zazen, ad accettare sintomi e disagi, comparandoli anche alla mia più profonda insoddisfazione, perché intuivo che dovevo conoscermi meglio, ascoltare me stesso: insomma, integrare i miei conflitti interiori con la realtà mi avrebbe condotto all’auto-guarigione.

E così fu…

Insieme all’interesse per la bioenergetica e allo studio e alla frequentazione a Roma, Bologna, Parigi di altri centri ed insegnanti di yoga di diverse discipline, mi interessai anche di psicanalisi e di bioenergetica, andando io stesso in cura per qualche anno, e continuando ad occuparmi nel contempo di narrativa.

La vera svolta avvenne quando mi trasferii in un casolare sperduto nel bosco nell’appennino toscano nei pressi di San Sepolcro, dove vissi per anni in compagnia di animali selvatici più che di umani. Infine giunsi qui in Abruzzo a Santo Stefano di Sessanio, ed infine a Castel Del Monte, dove ho deciso di dedicarmi con tutto me stesso all’insegnamento dello yoga della meditazione, e di condividere, con i gruppi di lavoro che seguo da un quindicina d’anni, anche i magnifici ambienti storici e naturalistici della zona.

Attualmente propongo un metodo di sintesi, frutto di ricerca, approfondimenti ed incursioni nel più disparati stili di yoga, praticati senza dogmatismi a lungo e per tanto tempo, a volte in estrema solitudine, un po’ come i rishi e gli eremiti di un tempo. Questi vanno dal kundalini yoga, all’hata flow, sino allo yoga terapeutico, anche se mi sono formato prevalentemente nell’ambito del vinyasa, che resta il fondamento di ogni lezione, e in parte praticando ashtanga. La mia matrice è lo zazen.

Insegno quotidianamente da più di vent’anni, formando classi di tutti i tipi, seguendo persone di età e condizioni fisiche disparate. Dai bimbi a gli atleti performanti, sino alle persone di età avanzata con problemi alla colonna e alle articolazioni. In ogni caso ho cercato di concentrarmi su alcuni aspetti chiave, che rendessero al contempo facili ed accessibili i risultati e le ricerche condotte tramite le pratiche più intense, dinamiche ed avanzate; modificando, a volte posizioni a beneficio di chi ha delle limitazioni.

Riassumo per brevità cinque punti chiave:

1-Ritmo, continuità e più possibile silenzio durante le lezioni, per creare un’atmosfera di costante attenzione concentrata e condivisa, evitando i pensieri vaganti.

2-Sequenze personalizzate in modo creativo e di volta in volta diverse, valutando bene le possibilità concrete e le potenzialità dei praticanti in una determinata classe prima di assegnarle.

3-Apprendimento e consapevolezza costante del proprio centro gravitazionale ed energetico: manipura chakra (anche tramite gli allineamenti geometrici degli arti rispetto alla colonna vertebrale); per correggere preventivamente le posture dannose, scorrette, modificarle positivamente migliorando la consapevolezza corporea.

4-Uso e padronanza dei bandha per tutti. Siamo un sistema integrato che si rafforza tramite il respiro profondo e il focus, le contrazioni volontarie ed involontarie, che avvengono intorno al diaframma.

5-Riconoscere, accogliere ed accettare con grazia il nostro nucleo emotivo profondo. L’insegnamento e la saggezza dell’antico oriente va messo in pratica quotidianamente in un confronto costante, libero da ogni giudizio, con la vita e le problematiche che talvolta hanno origine nei nostri blocchi somatici inconsci. Dobbiamo guardarci allo specchio, comprendere e poi autodeterminarci per giungere ad una vera trasformazione! In fondo ed in sintesi potrei anche affermare che il mio insegnamento verte su questo: -Chi sei? Dove stai andando?-

Ariele Pittalà nato a Roma nel 1964 vive in Abruzzo dal 2007. Insegnante di Yoga e maestro nazionale certificato e formatore di IV° livello con esperienza trentennale, tramite l’associazione sportiva Kensho Yoga è impegnato nella diffusione e nella pratica del vinyasa flow yoga e della meditazione zazen. Uno dei suoi obbiettivi è quello di coniugare la sapienza dell’antico oriente con l’amore e il rispetto della natura, per produrre una sintesi di consapevolezza che conduca l’essere finalmente ad evolversi, in un ottica di equilibri comunitari. Esperto di trekking ed arrampicata, assiduo frequentatore della montagna è abilitato all’accompagnamento.

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