15 Aprile 2026

In cammino verso la realtà dello yoga

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Nelle riflessioni pertinenti alla pratica dello yoga si parla spesso del Sé universale come un risultato da raggiungere che ci consente, una volta abbandonate le restrizioni del nostro ego limitato, di affrancarci dalla sofferenza personale, ritrovando unità, armonia e luce spirituale, tuttavia spesso non si prende in debita considerazione che anche lo stesso ego gioca un ruolo fondamentale per la conquista della realtà ultima.

In questo articolo offro alcuni spunti affinché tu, che sei immerso nella ricerca interiore, non perda di vista il valore del tuo essere e della tua unicità.

Principali cause della sofferenza individuale:

Come più spesso enunciato negli altri articoli, chi intraprende un viaggio di ricerca personale tramite la pratica dello yoga avverte dentro di se uno stato di incompiutezza.

L’intensità dello sforzo, la determinazione con cui portiamo avanti questa spinta è in stretta correlazione con il desiderio di trovare pace, equilibrio, e perché no, anche il desiderio di un certo tipo di soddisfazione.

Nessuno si mette in moto veramente se non sentiamo di essere infelici, e desideriamo con tutte le nostre forze un cambiamento. Per questo motivo, come in psicologia, si sente parlare di zona confort. 

Certo possiamo trascorrere l’intera esistenza senza osare, senza quell’aspirazione, spesso dolorosa a raggiungere il tutto, nostra vera essenza; e che di fatto significa scoprire dentro di noi una reciprocità infinita tra il nostro vero essere e l’universo intero.

Insomma il viaggio della conoscenza può iniziare solamente dentro ognuno di noi…

L’incompiutezza dell’ego personale:

Se dovessimo riflettere sul perché del nostro soffrire non potremmo fare a meno di ammettere che la mancanza di qualcosa è il punto cruciale. Ci sentiamo inadeguati di fronte a certe situazioni, bisognosi di essere protetti e quando vengono meno le nostre aspettative cadiamo in uno stato di prostrazione.

Chiaramente anche la realtà concreta con le sue situazioni obbiettive gioca la sua parte, siamo nati e siamo immersi in una determinata situazione karmica, e spesso con tutte le nostre forze cerchiamo di affrancarci dalle difficoltà contingenti per liberarcene.

A poco serve il pensiero di restare positivi, anche se prestiamo attenzione a come indirizziamo le nostre energie, di fronte a certe evenienze non possiamo che soccombere.

Nello yoga si ribalta però il concetto negativo di essere gettati alla casualità. Concetto cardine del Filosofo tedesco Martin Heidegger in Essere e Tempo.

Anche se è vero che nasciamo con lo scopo di dare un senso alla nostra esistenza, è altrettanto vero che non si tratta di subire uno stato inevitabile, ma di superarlo, di arrivare ad intravedere in questa difficoltà la nostra unica occasione di rinascita.

Trascendenza:

Dunque io soffro perché sento di essere incompleto, perché spesso vivo immerso nella menzogna e nelle illusioni, che il mio ego e il mio stesso inconscio alimenta a mia insaputa, e senza le quali non avrei nessuna opportunità di vedere la mia meschinità e le mie paure più profonde davanti lo specchio della coscienza.

Non devo temere la sofferenza, dunque, ma aver il coraggio di smascherala, di cogliere da cosa è nutrita mettendola a nudo. Anche praticandola volontariamente fino ad un certo punto, se necessario.

E non ci sarà nulla a cui aggrapparsi per non soccombere in quei momenti, perché la vita si da in un modo solo: al di là del bene e del male…

Oltre ed attraverso lo stesso stupore e mistero…

Ma siamo così sicuri di non essere direttamente noi la causa di tanti problemi? Non sarà che forse uno stato d’animo solidificatosi nel tempo nostro malgrado ci condiziona al punto di non vedere mai una via d’uscita.

Perché non c’è solo uno ego personale dentro ognuno di noi, ma anche un ego illimitato, come appunto si afferma nello zen: la nostra vera natura.

Questo ego illimitato è lo stesso che ci fa amare un tramonto sul mare, la brezza che ci carezza durante una giornata assolata, l’amore incondizionato che nutriamo per ogni pianta, fiore o creatura.

Smettiamo di esigere qualcosa e mettiamoci in ascolto fino a comprendere che nulla ci separa dalla realtà a cui aspiriamo. E che la maggior parte delle volte noi interpretiamo come negativa ed avversa alla nostre sorte.

Certamente la cosa più difficile è restare in silenzio, accettare che i fatti accadano, liberamente.

Questa, a guardar bene è la vera scelta.

Conclusioni:

Spero di non sbagliarmi ma credo che cercare se stessi è un gran privilegio, significa sforzarsi di capire l’esistenza nella sua totalità; ed anche, guardare oltre il proprio limitato sguardo.

Ma dobbiamo stare molto attenti e snidare tutte le nostre debolezze e ripetizioni infruttuose.

Cosa sto facendo oggi per la mia evoluzione? Come occupo il mio tempo in modo costruttivo? Sono imparziale mentre osservo i fatti?

Queste dovrebbero essere le nostre domande costanti.

Perché per incontrare la realtà così come essa è, che resta un miracolo senza tempo e confini, dobbiamo smettere di ripetere quegli schemi emotivi, di pensiero e comportamentali, che purtroppo quotidianamente agiscono in noi.

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